sabato 8 maggio 2021

SOCIOLOGIA

 P.449
1. Gli osservatori che studiavano gli effetti dei media sul pubblico avevano paura che i mass media avessero la capacità di manipolare il volere delle persone e di influire sui loro comportamenti.
2. No, i timori non si sono rivelati fondati perché il problema studiato non era più cosa fanno i media al
pubblico, ma come essi vengano usati dal pubblico.
3. L’uso che fa il pubblico dei media è vario, complesso e a volte imprevedibile.

PAG 452
1. proponendo a un pubblico vasto, ma socialmente e culturalmente differenziato, alcuni modelli di comportamento standardizzati.
2. il rapporto tra mass media e formazione dell'immaginario collettivo è che si crea un effetto di socializzazione in quanto i media hanno un influsso sulla società.
3. l'effetto di integrazione sociale prodotto dai mass media può essere visto in due modi: sotto un aspetto positivo se si vede in esso uno strumento di mantenimento dell'ordine e della pace sociale; sotto un aspetto negativo se lo si considera come uno strumento di omologazione dei comportamenti degli individui.
4. Affermavano che essi non stimolassero il pensiero, la fantasia, la capacità critica ma ne provocassero l'intorpidimento. 
5. Perchè è in grado di distinguere, selezionare scegliere e a certe condizioni anche criticare le trasmissioni, i film e i giornali.
p455
1. accanto alla socializzazione e all’omogenizzazione dei comportamenti i Mas media causano una trasformazione ampliando l’esperienza che ciascuno di noi ha della realtà intorno a sé. L’effetto prodotto dei media non è però solo di ampliare lo sguardo sul mondo ma anche di trasformarlo di modificare l’esperienza che le persone hanno della realtà.
2. il fenomeno dell’agenda setting consiste nel far sì che i media si assumono il compito di stabilire giorno per giorno che cosa di importante accaduto nel mondo. L’effetto che produce, come ad esempio quello del giornale, è quello di dare l’impressione al lettore di sapere veramente tutto ciò che è accaduto.
3. nella società contemporanea l’esperienza personale diretta e l’esperienza mediata si mischiano e si confondono in quanto tutti finiscono per attribuire lo stesso valore di realtà alle nostre esperienze dirette e ai fatti di cui abbiamo esperienza solo attraverso i mass media .

sabato 1 maggio 2021

SOCIOLOGIA

 PAG. 412

LA LEGITTIMAZIONE DEL POTERE
di Max Weber

Le tre forme di governo analizzate da Weber sono: l'autorità "dell'eterno ieri", il caso del potere "carismatico", il potere in forza della "legalità". Il primo è quello del costume che è consacrato dal fatto che la sua validità risale ai tempi immemorabili è dall'esistenza di una disposizione consuetudinaria alla sua osservanza.
Il secondo è è un'autorità conferita da un dono di grazia personale e straordinario, ossia la dedizione assolutamente personale e la fiducia che si ha nelle rivelazioni, nel carattere eroico o in altre qualità del leader possedute da un certo individuo. 
Infine, l'ultima forma di governo prevede una forza della fede nella validità delle norme stabilite per legge e nella "competenza" oggettiva, basata su delle regole istituite razionalmente.

il potere, secondo Weber, è una questione di relazioni tra individui e non un bene materiale come la ricchezza, che le persone hanno oppure no. Approfondendo l’argomento, il sociologo distingue poi tra due diverse forme di potere:
La potenza, che si riferisce alla generica capacità del soggetto più forte impone la propria volontà a quello più debole;
Il potere legittimo, cioè quello in cui i sottoposti si comportano in un certo modo non perché costretti ma perché riconoscono, per un motivo o per l’altro, il diritto di comandare dei superiori.     


SOCIOLOGIA

PAG 437
1. Quando si svolge attraverso strumenti che permettono all'emittente di rivolgersi contemporaneamente a tanti interlocutori. 
2. No, perchè compie le proprie scelte e non si lascia usare dai media bensì li usa per i propri scopi. 
3. I new media hanno creato un nuovo metodo di comunicazione mediale, che al contrario dei mass media, consentono di comunicare e interagire su un piano di parità dato che si partecipa attivamente alla circolazione delle informazioni.
4. la possibilità di digitalizzare le informazioni ha rivoluzionato la comunicazione poiché ha consentito di ridurre lo spazio occupato da un’informazione registrata, di aumentare la quantità di informazioni che possono essere trasmesse, di facilitare la costruzione e modificazione delle informazioni;
5. L’interattività è la facoltà del destinatario di un messaggio di trasformarsi in emittente e di trasformare in destinatario dei propri messaggi le mittente del messaggio originale.

PAG 441
1. La tecnica della stampa permise gradualmente la nascita e la diffusione dei primi mezzi di comunicazione di massa, ossia i periodici e i quotidiani che si diffusero nella seconda metà del XIX secolo
2. il cinema non può essere considerato solo una forma di intrattenimento poiché esso funge anche da: strumento per la trasmissione delle informazioni, per la diffusione nella società di atteggiamenti e comportamenti, convinzioni e modi di pensare. 
3. a partire dagli anni Venti del Novecento la radio si è diffusa molto in fretta poiché non richiedeva di saper leggere, tantomeno di uscire di casa e pagare un biglietto. Era sufficiente avere un apparecchio ricevente, economico da acquistare. 
4. uno degli effetti che la televisione ha avuto sulla società una separazione dei pubblici, in quanto i due tipi diversi di televisione hanno creato due tipi di pubblici distinti: la televisione generalista si rivolge a un pubblico anziano, mentre la televisione tematica è guardata da un pubblico più giovane. 

PAG 444
1. È difficile spiegare cos’è internet perché è una rete formata dall’interconnessione di decine di migliaia di reti telematiche locali.
2. Rispetto ai mass media internet non ha un centro di sistema e chi ha accesso alla rete può non solo usufruire delle informazioni e delle possibilità d’intrattenimento che offre, ma anche immetterne lui stesso. 
3. Il World Wide Web è nato dalla collaborazione di alcuni informatici e Tim Berners-Lee, con lo scopo di creare due servizi fondamentali: disporre due file consultabili contemporaneamente da vari utenti e poter trasmettere non solo parole e numeri.
4. Il Web 2.0 è un nuovo tipo di web caratterizzato da strumenti informatici che consentono l’immissione di contenuti in Rete da parte di chiunque in qualsiasi momento; strumenti come blog e social network.

giovedì 22 aprile 2021

ANTROPOLOGIA

 PAG 279

1. Che cosa si intende per creatività culturale?
La creatività culturale è la possibilità di produrre qualcosa di nuovo o di dare un senso diverso a oggetti, abitudini, comportamenti, modelli culturali a disposizione.

2. Da che cosa è determinata la percezione estetica?
dal fatto stesso che vi siano diverse valutazioni estetiche di un oggetto all’interno della stessa cultura significa che il senso estetico è in parte un fatto soggettivo e in parte un fatto collettivo.

PAG 288
1. In che forme si esprime prevalentemente l’arte africana?
in una serie composita di attività estetiche sviluppate dalle popolazioni a sud del Sahara.
2. Quali interrogativi suscitano le pitture rinvenute a Lascaux, Vallon-Pont-d’Arc e Altamira?
perché si dipingeva in luoghi bui e angusti collocati sotto terra?
3. Come è avvenuto l’inglobamento degli “oggetti selvaggi” nella categoria occidentale “dell’arte”?

domenica 11 aprile 2021

SOCIOLOGIA

 PAG. 406

1. Quale problema caratterizza storicamente lo Stato sociale italiano?
il problema che caratterizza storicamente lo Stato sociale è la mancanza di una linea politica unitaria e definita .
2. Perché possiamo affermare che il sistema pensionistico del nostro paese è fortemente centrato sull'occupazione?
Perché non è efficace nel prelevare una quota delle risorse di cui si dispongono i più agiati per metterla a disposizione degli svantaggi, affinché questi possano godere di una totale sicurezza sociale. In più, il livello dei trattamenti pensionistici minimi è sempre rimasto prossimo alla soglia di povertà. 
3. Come viene organizzata oggi in Italia l'assistenza sociale?
L'assistenza sociale in Italia è sempre stata costituita da provvedimenti specifici per i vari gruppi sociali, a seconda del particolare tipo di bisogno o di disagio espresso: ha espresso una logica assistenzialistica che non prevede azioni di sostegno al benessere dei suoi cittadini, in generale, da parte dello Stato. 
Dal 2000 è stata approvata una legge che prevede che lo Stato stabilisca centralmente livelli essenziali uniformi di prestazioni sociali da garantire a tutti i cittadini che risiedono sul territorio nazionale.
4. Quali aspetti negativi ha comportato la burocratizzazione della scuola di massa?
il fatto che un'età delicata come la prima infanzia è totalmente a carico dei contribuenti, cui spetta l'onere di sostenere le spese necessarie per la frequentazione dei figli all'asilo nido; in molte città i posti disponibili sono inferiori alla domanda; infine, la scuola di massa finisce per adottare procedure standardizzate e impersonali, abbassando, in questo modo gli standard qualitativi.

PAG. 409

1. Quali fenomeni sono all'origine della nascita del "terzo settore"?
Forme alternative di solidarietà e di redistribuzione delle risorse economiche .
2. in che modo lo Stato interviene nella regolazione del privato sociale?
istituendo delle cooperative sociali.
3. quali sono i più importanti attori del Terzo settore in Italia?
le associazioni di volontariato, che forniscono servizi di varia natura anche se con basso livello di professionalizzazione.
4. Quale principio è stato riconosciuto nel coniare la definizione di “impresa sociale”?
il fatto che l’imprenditoria non coincide necessariamente con l’azione a scopo di lucro.

domenica 28 marzo 2021

SOCIOLOGIA

Le principali forme di regime politico
Esistono diversi "regimi" politici, taluni di carattere autoritario, cioè fatto in modo da consentire il dominio di una ristretta élite di persone, altrimenti democratici, cioè aperti alla partecipazione di ampi strati sociali.
In Europa per secoli ha dominato il modello dello Stato assolutista, in cui il potere era centralizzato nella figura del monarca. Oggi in tutte le società occidentali vige invece un regime di tipo sostanzialmente democratico. Il termine democrazia significa letteralmente "governo del popolo". 
Tutte le forme di democrazia hanno in comune un aspetto che può essere considerato il nucleo distintivo della democrazia: si verifica un'ampia corrispondenza tra ciò che fa lo Stato e ciò che pensa la società governata. 
La democrazia permette di regolare pacificamente il conflitto tra i soggetti sociali. Ciò non accade all'interno di un regime di tipo non democratico, dove cioè il potere politico non è distribuito tra i vari gruppi sociali ma concentrato in una sola persona o in un ristretto gruppo di persone. L'esempio più significativo è il totalitarismo (nazismo hitleriano in Germania tra 1933 e 1945). 
Mentre la democrazia cerca di far sì che tutti gruppi sociali abbiano possibilità di accesso al potere politico, il regime totalitario tende a sopprimere o a sottoporre al controllo dello Stato tutti i soggetti sociali individuali e collettivi, sia quelli più organizzati, come i sindacati, sia i gruppi primari più spontanei, come la famiglia. 

L'ideologia è uno degli strumenti fondamentali su cui poggia il totalitarismo, termine con il quale si designa ogni credenza utilizzata per controllare, appunto, i comportamenti collettivi. 
Il regime totalitario, inoltre, impone ai cittadini un comportamento senza un reale consenso, ma basandosi esclusivamente sull'uso della forza.
Il controllo dell'informa e la designazione di un nemico sono due caratteri fondamentali del regime totalitarista. Il primo, si attua presidiando gli organi di stampa, specie attraverso la censura, cioè vagliando attentamente contenuto di testi scritti, rappresentazioni teatrali e altre modalità d'espressione prima di autorizzarne la diffusione, per verificare che non contengano elementi pericolosi o sovversivi rispetto all'ordine costituto. Il nemico assoluto invece consiste in un soggetto di qualche tipo, interno o esterno alla nazione, indicato come pericoloso dal capo o dall'élite del partito a prescindere dalla sua effettiva pericolosità. 

I caratteri della democrazia: il consenso popolare
La democrazia possiede alcune caratteristiche che la rendono particolarmente adatta alla società in cui viviamo e preferibile agli altri tipi di regime politico. La prima è la capacità di conferire un alto grado di legittimità allo Stato e, in generale, a ogni forma di potere politico.
La democrazia rimane un regime politico basato più di ogni altro sul consenso popolare, consenso reso possibile dalla facoltà dei governati di controllare chi li governa.
In democrazia la società effettua un controllo forte e continuo sull'operato della sfera politica.

I caratteri della democrazia: la rappresentanza
Esistono diversi tipi di democrazia: democrazia indiretta e diretta. Nel primo caso, il popolo decide attraverso l'intermediazione di uno o più suoi rappresentanti; nel secondo caso, invece, il popolo decide in prima persona. Ciò che distingue queste due tipologie di democrazie distinte dal meccanismo di rappresentanza.  
La forma di regime più diffusa è la democrazia indiretta, ciò dipende dal fatto che la democrazia diretta appare più problematica da attuare e meno affidabile nei risultati.

I caratteri della democrazia: la frammentazione del potere e il rispetto delle minoranze
La caratteristica fondamentale della democrazia, il suo valore reale per la società, sta nella capacità di dar voce alla pluralità delle opinioni, degli interessi, degli atteggiamenti. Ciò avviene in maniera particolarmente efficace non tanto quando tuti possono formalmente dire la loro, quanto piuttosto quando il potere è di fatto frammentato e distribuito tra tanti soggetti diversi e antagonisti, perché solo in questo caso tutti possono accedere almeno a una parte delle risorse che la società mette a disposizione. 
Il governo della maggioranza si può tradurre in una "dittatura della maggioranza" soprattutto quando non riconosce alla minoranza la legittimità dei suoi interessi, dei suoi atteggiamenti, delle sue convinzioni.
Uno degli aspetti distintivi di un regime democratico è il rispetto dei diritti e delle esigenze delle minoranze, e in questo la democrazia indiretta è molto più efficace di quella diretta. 

In un sistema democratico maturo questa frammentazione e questo pluralismo sono inoltre garantiti e potenziati da molte forme di controllo incrociato tra i vari poteri di cui si compongono le istituzioni politiche.
Si distinguono tre poteri fondamentali di cui si compone lo Stato: potere legislativo che spetta al parlamento, che viene eletto direttamente dal popolo; il potere esecutivo che spetta al governo, il cui operato è controllato dal parlamento; il potere giudiziario spetta alla magistratura, che è un organo indipendente ma a sua volta controllato in parte dal governo, in parte dal parlamento.
La suddivisione del potere è oggi molto più capillare. 

I rischi della democrazia
Negli ultimi anni l'appoggio popolare ai partiti politici è diminuito drasticamente.
Pare sia stato rescisso il legame ideale che aveva portato al sorgere di tali organizzazioni, dando così origine alla partitocrazia, l'accentramento del potere reale negli organi dirigenti dei partiti medesimi, a scapito del parlamento e del governo. 













SOCIOLOGIA

 LA DIMENSIONE POLITICA DELLA SOCIETÀ

Le norme e le leggi
Ogni società si basa sulla condivisione di un certo numero di norme più o meno esplicite riguardo ai comportamenti che sono ammessi o meno e sul loro significato. 
Ogni società evoluta tende a formalizzare le norme sociali che ritiene più importanti e a renderle vincolanti per tutti i suoi membri. Esse diventano così delle leggi.
Una norma si formalizza quando il suo contenuto viene reso esplicito, anche solo verbalmente, da un'autorità riconosciuta. Le norme sociali informali sono implicite, il loro contenuto rimane incerto. La "legge" è una norma sociale che è stata formalmente codificata: ciò la rende univoca, sicura, uguale per tutti. La formalizzazione delle norme sociali è uno strumento attraverso cui la società cerca di limitare e prevenire la possibilità dei conflitti quando questi si manifestano e rischiano di mettere a repentaglio l'ordine costituito.

Una delle principali differenze tra una norma informale e una formale risiede nel fatto che per essere formalizzata una qualsiasi regola deve ottenere l'assenso esplicito delle persone, deve, quindi essere accettata e fatta propria consapevolmente. 
L'esistenza di norme prevede e istituzionalizza l'intervento attivo e consapevole dei soggetti sociali nella loro definizione. 
Le organizzazioni e gli apparati che presiedono alla formulazione e curano l'applicazione delle leggi di una società formano il complesso delle istituzioni politiche. Esse non solo fissano le regole comuni formali, ma governano e organizzano anche molti aspetti pratici della vita nella società. 

La politica e lo Stato
Le istituzioni politiche coincidono con apparati dello stato. Lo Stato diventa quindi, titolare legittimo del diritto di fare le leggi e anche l'unico soggetto sociale capace di far rispettare le leggi una volta promulgate. Bisogna tener conto che lo stato è comunque un organizzazione sociale, attraverso la quale viene istituzionalizzato il potere politico. 

Attraverso lo Stato, la società disciplina l'esercizio del potere istituzionandolo, per questo lo Stato può anche essere la burocratizzazione del potere politico. 
Nello Stato moderno nessuno è autorizzato a usare la forza a propria discrezione, poiché l'uso della forza non è più una facoltà libera per le persone, ma è sottoposto a norme. Affinché vi sia istituzionalizzazione è necessario che l'uso della forza sia vincolato a regole codificate, a determinate organizzazioni, a occasioni circoscritti.
In sociologia, si definisce Stato come quel soggetto sociale che detiene il monopolio dell'uso legittimo della forza fisica. 

Lo Stato è sovrano, poiché è l'unico soggetto su un dato territorio che può ricorrere in modo legittimo all'uso della forza per far rispettare la propria volontà.
La standardizzazione impersonale dei ruoli connessa con l'istituzionalizzazione permette di considerare quell'uso della forza come illegittimo e quindi eventualmente di porvi rimedio.

Lo Stato svolge la funzione di organizzare nel suo insieme la società che si è sviluppata su un determinato territorio. Diventa in questo modo in un certo senso la principale "agenzia" dell'istituzionalizzazione della società. 

È l'unico soggetto capace di conferire loro validità e legittimità. Questo può dipendere da molti fattori, ma consiste sempre nel consenso che esso riesce a ottenere dai cittadini anche senza esercitare effettivamente o potenzialmente la sua forza. Lo Stato ha anche l'autorità d'imporre regole estranee alla cultura dominante. 
Lo Stato legittimo è quel soggetto sociale a cui vengono riconosciuti il diritto e il potere di governare la collettività.

Alcuni aspetti della sfera pubblica
La dimensione genericamente politica della società è dunque più ampia del solo ambito delle istituzioni politiche in senso stretto e dello Stato. La sfera pubblica non coincide con le istituzioni e organizzazioni statali. Alla sociologia interessa particolarmente chiarire come tutti i soggetti sociali si comportino nell'affrontare le questioni di rilevanza collettiva. 

Il termine società civile, in sociologia, viene utilizzato per indicare l'insieme di tutti i soggetti che svolgono un ruolo attivo nel porre, affrontare o risolvere questioni di rilevanza collettiva. 

La politica è la sfera di tutte quelle azioni, quei fenomeni, quelle istituzioni il cui scopo finale consiste nel governare i comportamenti e gli atteggiamenti collettivi, nel risolvere i conflitti che di volta in volta si manifestano, nel gestire una parte delle risorse che la società produce. 
Ogni soggetto sociale che voglia "dire la propria" nei fatti e nei processi che riguardano l'intera collettività deve conquistarsi una posizione di potere, per far si che la sua voce venga ascoltata.

All'interno della politica avviene la distribuzione del poter politico e la lotta per la sua conquista, nonché quell'ambito in cui il potere politico viene esercitato nella definizione delle norme formali, nella risoluzione dei conflitti, nella distribuzione delle risorse.
La funzione sociale svolta dalla politica è che essa è utile alla società perché consente di risolvere i conflitti interni ed esterni senza rincorrere alla violenza, di formalizzare quelle norme che per la loro importanza chiedono di essere formalizzate, di gestire e distribuire delle risorse collettive. Si tratta però, comunque, di una forma istituzionalizzazione di lotta per il potere.


domenica 14 marzo 2021

sociologia

 PAG. 385

1. Ogni regime politico cerca di ottenere dalla società il maggior consenso possibile, perché in questo modo è più facile governare delle persone.
2. il regime politico che più degli altri è basato sul consenso popolare è quello democratico.
3. Nei regimi totalitari si cerca di conquistare il consenso della società attraverso delle elezioni periodiche.

PAG. 387
1. La democrazia indiretta è presente quando il popolo, decide attraverso l'intermediazione di uno o più suoi rappresentanti. La democrazia diretta, invece, avviene quando decide il prima persona. 
2. Il principio di rappresentanza consiste nel dare a tutti la possibilità di "dire la loro" nella gestione dei fenomeni sociali di importanza collettiva, non parlando in prima persona, ma affidando il compito a qualcuno che ricopre il ruolo di loro "rappresentante".
3. Un referendum abrogativo è uno strumento di democrazia diretta, serve per eliminare leggi o decreti legge, in modo totale o parziale, attraverso una consultazione della popolazione. 
4. I limiti che caratterizzano la democrazia diretta sono che è particolarmente difficile e costosa da gestire ed è meno efficace della democrazia indiretta. 

PAG. 388
1. Con l'espressione "dittatura della maggioranza" si intende quando il governo della maggioranza non riconosce alla minoranza la legittimità dei suoi interessi.
2. Uno degli aspetti fondamentali di un regime democratico è il rispetto dei diritti e delle esigenze delle minoranze.
3. La tradizionale divisione dei poteri di uno Stato moderno si divide in potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario. 

PAG 389
1. ultimamente è diminuito l'appoggio popolare ai partiti politici perché i partiti  che dovrebbero fungere da collante sociale di una nazione, oggi tendono sempre più ad isolarsi dalla vita e dagli interessi della collettività.
2. le cause del fenomeno che prende nome di "partitocrazia" sono il fatto che le cronache giudiziarie hanno messo in luce che il grado di corruzione della politica, aveva raggiunto livelli allarmanti.
3. Con mediocrazia si intende: un sistema di poteri legati alla comunicazione.

domenica 7 marzo 2021

SOCIOLOGIA

La globalizzazione delle informazioni 
La globalizzazione è un fenomeno che coinvolge il mondo dell'informazione. La diffusione dei mezzi di comunicazione elettronici (televisione) e digitali (Internet) ci pone in perenne contatto con tutto il mondo, dandoci l'impressione di fare esperienza diretta di ciò che accade in  Paesi lontani. 
Nel mondo contemporaneo esistono estese reti di comunicazione attraverso cui si diffondono costantemente non solo informazioni, ma anche contenuti simbolici che vanno a permeare la nostra concezione del mondo e dei rapporti sociali. 

La globalizzazione politica 
La globalizzazione politica si manifesta soprattutto attraverso una perdita di potere dello Stato nazionale.  Se in passato ogni nazione era sovrana per ciò che accadeva all'interno dei su confini geografici, oggi questa prerogativa si sta indebolendo.  Le scelte influiscono su una determinata collettività, infatti, non sono più soggette al potere centrale dell'organizzazione statale ma un potere sempre più transnazionale.  Ciò implica che nessuna questione, per quanto localmente situata, possa essere considerata di competenza di una sola nazione. Ciascuno Stato si considera sempre più coinvolto in quanto succede non solo nei Paesi vicini, ma anche in quelli lontani.  Un aspetto caratteristico di questa tendenza è che le relazioni internazionali non riguardano più soltanto le tradizionali questioni della geopolitica (rapporti tra Stati, alleanze militari, frontiere), tempo nazionali o locali, come l'inquinamento, la droga, il terrorismo  la condizione femminile.  Le innumerevoli conferenze intergovernative mondiali su tali problemi sottolineano che ogni singolo Stato è sempre più parte attiva di una comunità globale, con la quale deve confrontarsi di continuo Perfino nelle questioni più intimamente connesse con il ruolo dello Stato, come il potere di fare le leggi e il monopolio della forza fisica, è attualmente in atto una tendenza globalizzante.  

La globalizzazione ecologica 
Esiste anche una dimensione ecologica della globalizzazione.  La conservazione delle risorse del pianeta, infatti, non può essere considerata più considerata di sola pertinenza delle autorità locali o nazionali.  Le catastrofi ecologiche, come si è compreso a partire dall'incidente alla centrale nucleare diChernobyl nel 1986, non "rispettano" i confini geografici e vanno ben oltre.  Anche la distruzione di una foresta o l'affondamento di una petroliera provocano danni così rilevanti che gli effetti negativi di lungo termine non rimangono circoscritti nel solo luogo in cui è avvenuto il disastro.  É interesse di tutti l'ambiente venga danneggiato il meno possibile: que- sto ha portato, da un lato, un intervento di sensibilizzazione per la tutela delle poche aree rimaste incontaminate - come la foresta amazzonica, considera- ta uno degli ultimi polmoni verdi  del pianeta - e, dall'altro, una nuova sensibilità verso le problematiche dell'inquinamento e del rischio ambientale.  E da osservare, inoltre, che i media hanno avuto un importantissimo ruolo nella formazione di questa coscienza pubblica ecologica globale: grazie a essi, infatti, alcuni tragici eventi, che le autorità locali altrimenti passato sot- to silenzio o minimizzato, sono diventati di pubblico  dominio, provocando io!  reazioni in tutto il mondo.

SOCIOLOGIA

CHE COS’È LA GLOBALIZZAZIONE

Uno stato di connettività complessa 

Nel loro insieme i processi di globalizzazione sono molto complessi, ma proprio a partire dalla perdita di importanza della collocazione fisica delle persone è possibile formulare una ima sintetica definizione di globalizzazione. 
Nel mondo globalizzato le persone sono connesse tra loro in modo molto più ampio e diffuso che nel passato.  Perciò si può definire la globalizzazione come uno stato di connettività complessa della società.  È una situazione completamente nuova, che ha conseguenze sia al livello macrosociologico degli Stati e delle organizzazioni sociali, sia al livello microsociologico dei singoli individui.  La globalizzazione non annulla le distanze fisiche, ma le rende più facilmente oltrepassabili: nel far questo, tuttavia, trasforma in modo radicale alcune coordinate di fondo della società e della nostra vita quotidiana.  Si pensi a come si sono modificate le transazioni commerciali con l'avvento di Internet.  Fino a trenta o quarant'anni fa chi commerciava con un Paese lontano, per esempio la Cina o l'India, era necessario dedicare una buona parte delle proprie risorse al mantenimento dei rapporti con quelle realtà, intraprendendo frequenti viaggi che richiedevano molti giorni. 
Perfino la nostra quotidianità assume in questo contesto tutt'altro significato rispetto al passato.  Oggi abbiamo, grazie per esempio alle continue immagini dei media, una cognizione più forte del fatto che in altri luoghi gente vive, lavora, lotta, si diverte in maniera completamente diversa da noi.  Questa accresciuta consapevolezza della diversità di stili di vita, mentalità, usi, valori, problemi in una parola: delle culture ci permette di percepire con maggior vigore il carattere relativo e contingente, e quindi sempre mutabile e tutt'altro che perfetto, della  cornice sociale e culturale in cui viviamo.  

Uno spazio sociale comune 

Lo stato di connettività complessa ha delle conseguenze sociali molto profonde. L'impressione è che la collettività in cui viviamo, e rispetto alla quale facciamo le nostre scelte, stia cambiando di scala: non più la nazione  , o addirittura la regione, con le sue comunità "cosmopolite" e le sue molteplici comunità locali, ma il mondo intero.
La Terra, in altri termini, è divenuta un luogo finito, circoscritto, Crista foro Colombo impiegò settanta giorni per giungere in America, oggi lo ci può fare in poche ore.  La maggiore accessibilità si traduce in una profonda trasformazione della nostra relazione con il pianeta.  Un tempo la Terra era per gli esseri umani uno sterminato "mondo" da esplorare, il territe rio dell'ignoto e del fantastico, mentre oggi essa è una superficie "chiusa" appunto un "globo", di cui si può più o meno facilmente  raggiungere ogni punto.  Il nostro orizzonte d'azione o d'esperienza non conosce più limif geografici: possiamo raggiungere in una giornata un'isola sperduta della Polinesia, avere immagini in tempo reale di ciò che sta accadendo in qualche oscuro villaggio africano, conversare quotidianamente con il nostro amic  che passa l'estate in Australia.  La globalizzazione è chiamata così anche perché è quella caratteristica del- la società contemporanea per cui, per la prima volta nella storia, gli esseri umani riescono a percepire nella loro esperienza quotidiana la finitezza del globo terrestre.  e contrapposti) e in concomitanza con l'esplosione delle tecnologie della comunità.

La società civile transnazionale  

Si capisce a questo punto che la diffusione a livello mondiale degli stili di vita metropolitani è solo un aspetto del fenomeno della globalizzazione. Sembriamo avviarci verso la costituzione di un'unica società umana globale, non più attraversata da barriere sociali e culturali stabilite su base geografica.  Le forme assunte dall'associazione tra gli uomini nel mondo moderno si accompagnano a uno "stirarsi" su tutta la Terra e non sono più tipiche solo di un territorio circoscritto. Il mondo sta diventando un unico sistema sociale profondo interconnesso, in cui quello che accade in qualsiasi angolo del pianeta è capace di influenzare la vita degli abitanti di tutto il resto del globo.  La società globale è anche detta transnazionale, poiché una delle sue carat- teristiche principali è di affermarsi indipendentemente dalla volontà dei singoli Stati, e spesso contro di essa.  Il fenomeno a cui stiamo assistendo non è tanto l'associarsi degli Stati in forme di sovranità territoriale più ampia (come sta peraltro accadendo in alcuni casi, si pensi per esempio al processo d'integrazione europea), quanto piuttosto l'incremento della capacità dei  vari soggetti sociali, siano essi individui organizzazioni oppure organizzazioni, di agire senza dover fare i conti con le esigenze e la volontà degli Stati nazionali e con il loro bisogno di delimitarsi reciprocamente attraverso la definizione ai confini geografici.  Sempre più spesso uomini, cose, capitali, idee e informazioni uno Stato all'altro senza dover "chiedere il permesso" per poterlo fare.  


SOCIOLOGIA

L'URBANIZZAZIONE E IL COSMOPOLITANISMO

La forma territoriale tipica della società industriale è la città. Ciò significa che nella città i rapporti sociali tipici del mondo industrializzato trovino la loro espressione più pura.  Le città esistono da svariati millenni. La città da sempre è indice dell'esistenza di un potere statale centrale, a cui i singoli individui e le comunità locali devono sottomettersi. Successivamente ogni cultura e ogni nazione hanno avuto le proprie città, in cui di norma si è sempre concentrato il potere politico, economico e religioso.  Non è dunque un caso che templi e palazzi siano quasi sempre collocati nel centro delle città. Il solo numero di abitanti non è un criterio sufficiente per affermare che un agglomerato di persone costituisca una città. La società industriale ha trovato in questa forma di convivenza uno strumento molto utile e confacente alle proprie caratteristiche distintive, e ne ha quindi fatto un fenomeno sociale universalmente diffuso. 
Tutte le società industriali moderne sono caratterizzate da alti livelli di urbanizzazione, ossia da un'alta percentuale di popolazione residente in centri urbani di dimensioni significative. La tendenza per il XXI secolo sembra essere di ulteriore crescita dell'inurbimento a livello globale.  Tuttavia la tendenza non riguarda tanto le grandi metropoli industriali, quanto soprattutto le megalopoli dei Paesi in via di sviluppo, che sono cresciute rapidamente fino a raggiungere dimensioni spaventose senza avere il tempo e i mezzi per darsi delle strutture adeguate (strade, acqua corrente  , elettricità, case salubri ecc.).  Si tratta il più delle volte di agglomerati di baraccopoli in cui i problemi di affollamento, igiene, inquinamento, disoccupazione, criminalità raggiungono livelli incontrollabili. 

LA METROPOLI MODERNA

Fin dalla fine del XIX secolo osservatori attenti come Georg Simmel misero in luce la caratteristica peculiare dello spazio urbano: poiché si è continuamente sottoposto a un "bombardamento" di stimoli di ogni genere (ottici, acustici, psichici) e si è chiamato all'interazione con altri individui, si elabora una sorta di "difesa" basata sulla selezione degli stimoli (solo quelli ritenuti importanti vengono realmente percepiti) e sul contenimento delle proprie reazioni emotive più forti e immediate). La città è una grande forma di razionalizzazione della vita umana: si risparmiano tempo ed energie, si produce di più, si riesce a far convivere un alto numero  di persone, a costo però di uniformare e rapporti umani, che restano inevitabilmente a un livello superficiale per ché ciascuno entra quotidianamente in contatto con tanti altri individui.  La vita viene scandita non più da tempi variabili e a volte imprevedibili dene spersonalizzare i lal ritmo costante e inarrestabile dell'orologio, che permette di suddividere un misurare in modo convenzionale e standardizzato il proprio tempo per natura (l'alba e il tramonto, il succedersi del bello e del cattivo tempo), ma farne un uso più razionale.  La città è anche il luogo cosmopolita per eccellenza, in cui si incontrano continuamente persone "diverse" da noi. Mentre ciò che contraddistingue la comunità locale è l'omogeneità della cultura dei suoi membri, la società urbana è caratterizzata da una forte eterogeneità: operai e borghesi, credenti e atei, indigeni e stranieri convivono gomito a gomito e hanno costantemente occasione di conoscere l'esistenza di culture, visioni del mondo e modi di vivere diversi dal proprio, ma ugualmente legittimi. Questo rende la città la principale fucina del mutamento sociale.  La molteplicità e la varietà delle occasioni contro che essa crea costituisce infatti una condizione che facilita la nascita di nuove idee, nuovi prodotti, nuovi gusti, nuovi ideali politici.  È l'esperienza della diversità a rendere un agglomerato urbano una vera e propria città.  

LE CITTÀ GLOBALI

Durante gran parte del XX secolo il modello urbano di vita sociale, benché ormai diffuso in tutto il mondo industrializzato, è rimasto inquadrato entro i diversi contesti nazionali. La società in cui si viveva era pur sempre una società nazionale (tedesca, italiana, statunitense). Verso la fine del XX secolo la funzione svolta dalle città nelle società industriali, avviata ormai a diventare società postindustriali, ha subìto invece un radicale mutamento, di cui oggi noi siamo spettatori, che va generalmente sotto il nome di globalizzazione. Come abbiamo detto, una città è una struttura sociale territoriale che per- mette un numero molto vasto ed eterogeneo di persone di entrare in integrazione reciproca, superando gli ostacoli normalmente posti dalle distanze spaziali. Rimanendo sempre aperta a nuovi arrivi dall'esterno, la città consente di superare i limiti delle relazioni sociali tradizionali (preindustriali) e crea un mondo cosmopolita che influenza, con la sua varietà e la diversità, la vita quotidiana della popolazione. Nella seconda metà del XX secolo questa funzione particolare delle forme di convivenza urbana cessa di essere esclusiva. E la diffusione dei mass media elettronici e digitali (televisione e computer) crea reti di comunicazione che superano qualsiasi distanza e mette in contatto con un numero potenzialmente illimitato di persone.  Grazie alle nuove possibilità di movimento e di comunicazione create dalle innovazioni tecnologiche, i rapporti sociali tipicamente urbani (fugaci impersonali, ma anche flessibili e razionali rispetto agli scopi che si vogliono raggiungere) si sviluppano su una scala ormai globale che supera tutti i precedenti  confini spaziali e geografici, senza necessità di dover ammassare le persone in uno spazio urbano ristretto.  La globalizzazione della società contemporanea consiste, in definitiva, in questo: i rap mai assunto pressoché ovunque, nel mondo civilizzato, i caratteri tipici delle interazioni della città, senza tuttavia aver più bisogno dello spazio fisico come contesto urbano in cui aver luogo.  Nella società globalizzata, la collocazione fisica di una persona nello spazio ha perso, almeno parzialmente, d’importanza. 

martedì 2 marzo 2021

PEDAGOGIA

 TESTO A SCELTA

LA DIFESA DELLA SCUOLA CLASSICA fi Aristide Gabelli

In Italia mancano i presupposti per una reale nascita del classicismo per la diffusione della scuola pubblica, che ha trascurato l’insegnamento del greco e del latino.

Secondo Gabelli gli Italiani sono i veri eredi, tra popoli europei, dell’antichità classica. 

La cultura e lo studio dei classici sono entrati in crisi perché le condizioni dell’educazione classica sono venute a mancare. 


PEDAGOGIA

 TESTO A SCELTA

LA SCUOLA E LA QUESTIONE SOCIALE di Pasquale Villari

L’argomento principale di questo brano è l’evidenziare le mancanze del ministro della Pubblica Istruzione.
Paragonando il Ministro dell’Istruzione a un docente d’italiano, Villari vuole sostenere che, come il docente di italiano, il Ministro dovrebbe più attivamente darsi da fare.
Villari ha il timore che i ceti popolari non ricevano una corretta istruzione, limitandosi ad apprendere poche nozioni di base.

Secondo Villari, i limiti delle iniziative dello Stato nei confronti dei ceti popolari, é il popolo che una volta mosso il governo deve muoversi il paese.
L’effetto positivo che avrebbe lo studiare le reali condizioni della società sarebbe il fatto che si ritroverebbe nella nativa forza del genio italiano l’originalità che il voler sempre imitare ha smarrito ma non perso.

domenica 21 febbraio 2021

SOCIOLOGIA

 PAG. 355

1. Che cosa accade quando un immigrato confronta le proprie usanze con quelle del paese in cui si è trasferito?
Potrebbe riscontrare difficoltà analoghe e si potrebbe creare il problema di conciliare usanze e valori che potrebbero essere diversi o contrapposti. 
2. Che cos’è la società multiculturale?
Una società al cui interno sono presenti più culture senza che una venga soppressa dall’altra.
3. Quale fenomeno costituisce storicamente l’alternativa alla multiculturalità?
L’assimilazione degli immigrati nella cultura di accoglienza.

PAG 356
1. Dove nasce il dibattito sulle differenze sociali e quali istanze vengono rivendicate?
Nasce in Nordamerica e i manifestanti denunciano con forza le oppressioni subite e chiedono trattamenti più equi.
2. Quali critiche vengono rivolte alla democrazia liberale occidentale?
In passato ha sempre finito per avvantaggiare chi era già dominante. 
3. Per quale numerosi movimenti rivendicano la differenza come valore, rifiutando la logica dell’uguaglianza? 
Per la volontà di ottenere riconoscimenti effettivi a sostegno delle diversità. 
 
PAG 358
1. Quali sono le richieste delle minoranze nazionali in Europa?
Inclusione lavorativa e un inserimento sociale migliore. 
2. Qual è il fondamento teorico del multiculturalismo?
La convinzione che a tutte le culture debba essere riconosciuto valore uguale, poiché nessuna ha motivo di avanzare una pretesa di superiorità.
3. Perché il multiculturalismo rappresenta una sfida per le società orientali?
Perché chiede l’introduzione di specifici diritti collettivi che possono addirittura sovrastare o contrastare la volontà dei singoli.

lunedì 8 febbraio 2021

SOCIOLOGIA

LA GLOBALIZZAZIONE

I LIMITI IMPOSTI DALLA CORPOREITÀ 
Avere un corpo significa sottostare a determinate leggi che governano tutte le realtà materiali, delitimitandone la possibilità di azione: essere situati nello spazio e non poter godere del dono dell'ubiquità; essere legati, in qualche modo "incatenati" a un certo luogo e a un certo mondo; non potersi spostare se non consumando energia e risorse vitali; esistere nel tempo, non essere immortali ma soggetti al divenire, al nascere e al morire di tutte le cose.

LA RILEVANZA SOCIALE DELLA CORPOREITÀ
La corporeità umana costituisce una condizione imprescindibile della vita in società, che viene determinata da essa. 
Gli esseri umani, essendo corporei, possono interagire tra loro solo nello spazio e grazie ad esso, solo nel tempo e grazie allo scorrere di esso.
Lo spazio è la condizione che ci permette di vivere insieme e di entrare in relazione con gli altri. Esso però viene anche visto come un limite alle nostre azioni e interazioni.
Il tempo è un importante fattore sociale, poiché ogni società si inserisce in un corso storico ed è espressione del periodo storico cui appartiene.

IL PRINCIPIO UNIFICANTE DELLA ZONA GEOGRAFICA
Esistono delle unità elementari di società, dei gruppi di persone che hanno in comune principalmente il fatto di appartenere alla medesima unità spaziale o geografica. Questi nuclei di società sono chiamati comunità locali. 
Le comunità locali sono per lo più caratterizzate da legami sociali forti: in un piccolo paese. si sviluppano di solito relazioni più intense che nel contesto di una grande città: un quartiere potrebbe costituire una comunità molto coesa, ma potrebbe anche funzionare come un dormitorio per persone la cui vita si svolge interamente altrove, e che quindi si ignorano vicendevolmente.
L'appartenenza a una comunità locale è il più delle volte fonte di identificazione sociale per gli individui.

DAL VILLAGGIO ALLE METROPOLI MODERNE
Il processo di industrializzazione e modernizzazione della società ha comportato una riduzione d'importanza delle comunità locali.
Una delle conseguenze dell'industrializzazione è stata la rottura della permanenza del fattore territoriale nella costruzione dei legami sociali. La principale unità territoriale della società è divenuta la grande città, creando un sistema di relazioni basate sulle regole anonime e ruoli impersonali.
I legami sociali più rilevanti nella vita di ciascuno non sono più determinati prioritariamente dal territorio, ma dalle organizzazioni sociali di appartenenza. 


domenica 17 gennaio 2021

SOCIOLOGIA

P. 337
1. La corporeità è una fondamentale della condizione della vita in società poiché ogni società è vincolata nello spazio e nel tempo e gli esseri umani interagiscono tra loro nello spazio e nel tempo. 
2. sono unità elementari di società definiti dalla coappartenenza a un luogo o ad una zona geografica. 
3. Industrializzazione e modernizzazione hanno causato perdite di importanza delle comunità locali perchè i legami sociali erano molto forti e concentrati in un area geografica più piccola, mentre con l'industrializzazione il fattore territoriale all’interno della costruzione dei legami sociali è diminuito sempre di più fino a sparire. 
4. Le comunità locali all’interno della società contemporanea rimangono dei punti di riferimento, fonti di appartenenza anche con il crearsi dei distretti industriali. 
p.340 
1. Le caratteristiche che ci permettono di dare una definizione di città sono il fatto che una città é un'area geografica ad alta densità abitativa nella quale si presenta per un periodo di tempo duraturo una popolazione vasta ed eterogenea. 
2. Il numero e la dimensione delle città sono aumentati perchè le fonti di poteri politici e religiosi, meta di viandanti, luogo monumentale e sede di commerci e di attività di servizio. NO 
3. Le differenze fra comunità locale e società urbana sono: il fatto che all’interno della prima si è sottoposti a stimoli di ogni genere, si tende ad uniformare e spersonalizzare i rapporti umani e la quale è caratterizzata da una grande eterogenità, mentre la seconda è più tendente all'omogeneità. 
4. Nella società globalizzata la collocazione fisica delle persone ha perso importanza perchè rimanendo sempre aperta a nuovi arrivi dall'esterno, vi sono nuove possibilità di movimento e di comunicazione.
p.343
1. La globalizzazione è definita come uno stato di connettività complessa. 
2. La conseguenza è il fatto che trasmette in modo radicale alcune coordinate di fondo della società e della nostra vita quotidiana. 
3. La società globale è anche detta transnazionale, dal momento che una delle sue caratteristiche principali è il fatto che indipendentemente dalla volontà dei singoli Stati, e molte volte anche contro di essa.
4. sentimenti xenofobi o razzisti e i soggetti maggiormente colpiti sono coloro che hanno accesso a Internet.
P 347
1. la globalizzazione ha coinvolto il mondo dell’informazione in quanto è presente una diffusione di mezzi di comunicazione elettronici e digitali che permettono una maggior rete di comunicazione e informazione
2. la globalizzazione dell’economia ha portato al fatto che nessuna economia nazionale può considerarsi autonoma dalle economie degli altri paesi
3. perché la globalizzazione politica ha portato il passaggio da un potere statale ad un potere transnazionale: ciò implica che quello che accade all’interno di uno Stato implica scelte collettive
4. Indica l’uniformazione e omogeneizzazione che vi è nel mondo e che in questo caso riguarda la diffusione in tutto il mondo di questo modello di ristorazione.
P 348
1. perché l’intensificarsi e il continuo modificarsi delle relazioni sociali induce spesso nelle persone un senso di insicurezza e di perdita di punti di riferimento che una volta davano stabilità, avviene quindi la rinascita dei regionalismi e delle subculture locali.
2. I no global sono accomunati dall’idea che la globalizzazione non sia affatto globale, ma anzi, parziale nei benefici che apporta.
3. il movimento no global è riuscito a trovare forme d’azione piuttosto efficaci, eclatanti e in parte anche violente.

domenica 27 dicembre 2020

PEDAGOGIA

LA LOTTA CONTRO L'IGNORANZA 
Nel secondo Ottocento, dopo l'unità d'Italia, vi era la necessità di dare vita ad una cittadinanza comune tra i cittadini. Le vie dell'alfabeto, ovvero la diffusione dell'istruzione e un forte sentimento patriottico, furono gli aspetti che consentivano di creare una popolazione più unita. Come la scuola, anche l'esercito consentiva di unificare i giovani italiani perché potevano entrare in contatto con giovani di regioni diverse e partecipare alla retorica patriottica. Ogni esperienza civile era ispirata alla sacralità della monarchia dato che il re era visto come il "padre" di tutti gli italiani e la regina come una madre. In circa mezzo secolo l'Italia cominciò ad allinearsi con i paesi europei più sviluppati e il modello della società alfabeta ebbe una forte  accelerazione. Il tasso di analfabetismo rimase comunque molto alto, infatti nel 1901 il 50% della popolazione era analfabeta. Saper leggere, scrivere e contare furono abilità sempre più associate all'evoluzione sociale, economica e civile e per questo lo stato impose i vincoli di obbligatorietà procedendo così alla scolarizzazione delle giovani generazioni. la lotta contro l'ignoranza si misurò con difficoltà di ogni genere (arretratezza economica, indifferenza dei genitori...) ma molte furono le risorse messe in campo, infatti per un evento di tale portata era importante che la società esprimesse un giudizio positivo. 


LA DIFFUSIONE DELLA SCUOLA 
La scolarizzazione divenne obbligatoria dal 1877 fino ai nove anni e dal 1904 fino ai dodici, e il modello d'istruzione ottocentesca era differente da quello dei secoli precedenti, infatti era legato alla frequenza obbligatoria ed era perlopiù gestita da personale laico.  La scuola elementare divenne un unico tipo di scuola che doveva soddisfare le esigenze di chi continuava gli studi e di chi la frequentava per pochi anni. Tramite la diffusione dell'istruzione lo stato liberale rafforzò la sua influenza sulla società dato che coloro che erano istruiti diventavano dei "buoni cittadini". Le ambizioni della legge Casati rimasero a lungo disattese, infatti il cammino verso la piena scolarizzazione infantile procedette lentamente. Uno degli aspetti più innovativi fu la scolarizzazione femminile, ma nonostante questo le donne disponevano di una capacità inferiore di leggere e scrivere rispetto ai loro coetanei maschi. 

L'EDUCAZIONE DEGLI ADULTI 
Tra ottocento e primo novecento si moltiplicarono le iniziative per la scolarizzazione di adulti analfabeti e vennero per questo istituite le scuole reggimentali, ovvero le scuole per soldati. Altri luoghi dell'educazione furono le scuole serali e festive le quali erano finanziate da comuni e privati che ritenevano l'istruzione importante anche per la formazione di un'opinione politica personale. Qualcosa di simile accadde anche in campo agricolo, infatti numerose forme di istruzione agraria furono predisposte nell'ambito dell'attività delle cattedre ambulanti di agricoltura con lo scopo di spiegare un'azione continua e salutare sui possedenti e sui campagnoli. Anche le scuole tecniche agrarie svilupparono un'intensa attività di informazione. Furono molto attive anche le società di mutuo soccorso, che avevano scopi previdenziali ma anche rivendicativi (come i sindacati oggi). Queste puntarono a stimolare nei ceti artigiani e operai una mentalità fondata su un rapporto stretto tra lavoro manuale e cognizioni tecniche e scientifiche, che poggiavano su una visione laica dell'esistenza. La connotazione areligiosa di molte iniziative, suscitarono l'allarme del mondo cattolico che però non si opposero all'idea di una nazione italiana, ma si impegnarono a difendere l'idea di un'Italia cattolica. 


LE NUOVE PROFESSIONI EDUCATIVE  
I cambiamenti dell'Italia alfabeta furono segnati anche da trasformazioni riguardanti le figure educative del campo dell'istruzione e dell'educazione e la principale fu la nascita della moderna figura del maestro elementare. Si cominciò a costruire infatti un gruppo di persone professionalmente dedicate all'insegnamento primario e anche la crescita delle insegnanti donne fu molto impetuosa e loro furono avvantaggiate dal fatto che la professione magistrale fu sempre meno attraente per gli uomini. La figura della maestra madre ed educatricefu sempre presente dato che la donna sembrava più adatta ad occuparsi dei bambini. La professione di maestra fu inoltre una delle prime possibilità delle donne per essere indipendenti ed autonome consentendo loro di emanciparsi socialmente. Una figura particolare fu quella della suora-maestra che unì la vocazione religiosa con quella educativa. La maggior parte degli asili del secondo ottocento erano gestiti da religiose appartenenti a congregazioni religiose. Altra inedita figura fu quella dell'insegnate di ginnastica, il quale dal 1878 venne inserito all'interno della scuola e non più solo nelle società di ginnastica. Si stabilizzò anche la figura di educatore per soggetti disabili, di cui ricordiamo Pendola, di Netro, Pini, Montesano e la Montessori. Anche il medicodivenne una figura simbolica di mediazione tra ceti dirigenti e strati popolari e nello sforzo di popolarizzazione di cultura medico igienica si incrociano i destini dei medici e dei maestri. La scienza medica venne così volgarizzata attraverso la pratica igienica che è associata ad un quadro di valori condotti al rispetto delle norme igieniche. 

PEDAGOGIA

DIVERSE INFANZIE A CONFRONTO
Dall'inizio del XIX secolo, l'interesse per l'infanzia riflette un'attenzione per il bambino e la sua educazione, molto più complessa. Attraverso Rousseau, Richter, e Pestalozzi, si scopre un'età da crescere attraverso la dimensione affettiva e da correggere amorevolmente. Allo stesso tempo però i tassi di mortalità infantile continuarono ad essere molto alti, ed erano incrementati anche il fenomeno dell'accattonaggio e del vagabondaggio. In seguito anche alla nascita del lavoro femminile extra casalingo, comparvero in varie parti d'Europa, molte iniziative educative e assistenziali. L'infanzia era vista infatti come età da proteggere tramite la moltiplicazione delle scuole infantili. 

FERRANTE APORTI E L'EDUCAZIONE INFANTILE 
Le prime iniziative scolastiche destinate all'infanzia furono avviate in Inghilterra e Francia. Nel 1816 Robert Owen aprì una classe in cui si insegnavano i rudimenti del sapere: storia naturale, geografia, marce ritmate, danze e canti. Il suo esempio fu seguito anche a Londra dove le scuole disponevano di un cortile per giochi ed esercizi fisici, ai bambini piccoli insegnavano l'alfabeto sotto forma di gioco e ai grandi davano lezioni di scrittura e di calcolo. Il programma di queste scuole fu raccolto da Samuel Wilderspin in un manuale che venne tradotto in diverse lingue. Anche a Parigi si registrarono delle iniziative con le indicazioni più adatte all'infanzia e così in tutta Europa vi era una forte attenzione verso la prima età. 

Il principale artefice italiano della pedagogia infantile fu Ferrante Aporti, il quale ripose molte speranze nella formazione precoce dei bambini piccoli. Dal suo punto di vista, molte delle difficoltà incontrate nelle classi elementari erano causate dalla mancanza di un'adeguata preparazione prescolastica o dalle cattive abitudini acquisite in famiglia. In seguito alla lettura del manuale di Wilderspin, decise di creare un'anticipazione della scuola elementare, destinata ai bambini tra i due anni e mezzo e i sei anni. Egli attribuì forte importanza all'insegnamento religioso posto alla base dell'educazione morale e alla valorizzazione del "forte spirito imitativo" dei bambini a quali vanno presentati modelli esemplari. Aporti fu molto attento all'impiego appropriato della lingua e insistette con forza sulla pulizia e sulla cura del corpo, degli abiti e dell'alimentazione sana. La proposta di un'apposita istituzione educativa per l'infanzia a quel tempo era fortemente innovativa e infatti il modello di Aporti si diffuse ben presto. 


FRIEDRICH FROEBEL E I GIARDINI D'INFANZIA
Secondo Froebel il bambino non era più solo da alfabetizzare e custodire, ma ad esso si riconosceva anche il diritto di giocare e di apprendere attraverso il gioco. Dopo aver trascorso un periodo accanto a Pestalozzi come assistente, aprì nel 1817 la sua prima scuola. Nel 1840 diede all'suo istituto il nome di Kindergarten, ovvero giardino d'infanzia per rimarcare la differenza rispetto alle altre scuole del tempo. Egli stampò anche un saggio nel quale esaltò l'opera educativa della donna e l'amore per i bambini, sostenuto dalla conoscenza e dal rispetto delle leggi della crescita naturale. Secondo Froebel lo scopo dell'educazione è la conoscenza della natura nella molteplicità delle sue forme e delle sue configurazioni. L'educazione quindi deve essere un sostegno per l'autorealizzazione personale e deve sperimentare il senso divino nella realtà della natura. Lo studioso fa riferimento all'educazione naturale di Rousseau e su questa basa la sua proposta di educazione infantile nei termini di un "giardino". 

Il gioco fu concepito da Froebel come il baricentro dell'educazione infantile e viene visto come uno strumento per favorire l'espressione in maniera creativa. Su questa base si sviluppò anche l'idea dei "doni" ovvero di giocattoli dotati di un potere simbolico in grado di far intuire al bambino le leggi che governano il mondo. Il primo dono era rappresentato da una palla elastica alla quale venivano associate delle specifiche attività pratiche. Padroneggiando la palla il bambino familiarizzava con le proprietà fondamentali dei corpi. Il secondo dono consisteva in una sfera e in un cubo di legnoe tramite questi oggetti si dimostrava al bambino l'armonia che governa ciò che apparentemente è contrario: la stabilità e l'instabilità. Il terzo era costituito da un cubo diviso in 8 piccoli cubi e il quarto in un altro cubo distribuito in tavolette di spessore e lunghezza diverse e questi avevano il compito di fare "vedere dentro" al bambino e di manipolare oggetti grandi e piccoli. 

Il suo progetto di educazione infantile sembrava troppo innovativo, infatti soltanto qualche anno dopo i kindergarten conobbero migliore fortuna e si diffusero in tutta Europa e negli Stati Uniti. 

LE INIZIATIVE PER I "GIOVANI POVERI ABBANDONATI"
Molte attenzioni furono riservate anche ai fanciulli soli e abbandonati, vagabondi, senza famiglia e in cerca di fortuna, solitamente in cerca di un lavoro. Masse di ragazzi si trasferivano dalla campagna alla città in cerca di un lavoro e sempre più frequenti però erano i furti, le risse, la prostituzione e la richiesta di elemosina. In campo religioso nacquero scuole, asili, orfanotrofi e in campo laico ebbero molto successo le iniziative avviate dai gruppi mazziniani, quelle intraprese dalla massoneria attraverso le società laiche di mutuo soccorso e le leghe per l'insegnamento e l'educazione. Il mondo cattolico era spinto da zelo pastorale: lo scopo era la salvezza dell'anima ed era concepita come un tutt'uno con la formazione del buon cittadino. Il punto di vista educativo degli animatori delle esperienze laiche invece puntava sulla valorizzazione delle potenzialità dell'individuo e sul suo desiderio di riuscita e successo. 

Le pratiche educative erano predisposte in modo pratico così da rispondere alle esigenze dei ragazzi: assistenza materiale, ospitalità, istruzione e avviamento al lavoro. L'idea che era meglio educare al bene piuttosto che reprimere al momento dell'errore, si traduceva in un'autorità esercitata talvolta in modo rude e nel prevalere dell'interesse generale su quello personale. 

PEDAGOGIA

L'EDUCAZIONE E LA MODERNITA' BORGHESE  
Durante il XIX secolo maturò il complesso processo che portò alla nascita della società alfabeta, ovvero una società in cui viene ritenuta indispensabile la padronanza dei fondamentali elementi del sapere: leggere, scrivere e far di conto. L'espressione "modernità" cominciò ad essere impiegata per sottolineare valori come la superiorità della civiltà industriale, la fiducia nel progresso, il principio della libera concorrenza, la visione laica dell'esistenza e il valore della razionalità. Bisognava dare vita ad una società nuova i cui valori erano totalmente deposti nelle mani degli uomini. Il mondo dell'educazione fu presto coinvolto nella realizzazione della nuova società. I sostenitori della modernità credevano che tramite la generalizzazione della scuola i bambini sarebbero diventati degli adulti all'altezza dei tempi, quindi il  modello di vita borghese era considerato come un esempio che doveva essere esteso anche ai ceti poveri. Vi era quindi una forte fiducia nell'educazione
LA QUESTIONE DEL METODO: JOHANN FRIEDRICH HERBART
Herbart può essere considerato come il primo pedagogista nel senso moderno dell'espressione. Egli era ispirato dalla lettura di Kant, Pestalozzi e dalla sua personale esperienza come precettore in svizzera, presso la famiglia von Steiger. Egli concepiva la pedagogia come un sapere dotato di una propria specificità, che fa riferimento sia alla filosofia morale sia alla psicologia. Ritiene che il fine dell'educazione sia la moralità personale che consiste nella formazione del carattere e nel conseguimento della vitrù (evidente riferimento a Kant); per quanto riguarda la psicologia invece, considerava la conoscenza umana come un processo che regola il flusso continuo di rappresentazioni che possono varcare o meno la soglia della coscienza con maggiore o minore chiarezza/distinzione. Il corretto processo di apprendimento intellettuale e morale, consiste nella promozione ben concatenata e graduale di rappresentazioni che devono trasferire nel soggetto conoscenza e moralità. Questo processo è designato da Herbart con l'espressione "istruzione educativa". 

Il suo metodo educativo consta di un impianto generale e di una didattica specifica. Per quanto riguarda il primo punto, egli individua 3 condizioni operative:

  • il governo; 
  • la disciplina o cultura morale;
  • l'istruzione.

Il punto di partenza è un ambiente ben organizzato in cui i fanciulli sono sempre occupati e assistiti sia sul piano intellettuale che su quello fisico, venendo corretti quando sbagliano in modo da far capire loro che esiste un'autorità che li sovrasta, la quale deve farsi però più amare che temere. In secondo luogo bisogna dare un ordine etico, tramite l'impiego ben moderato di premi e castighi. L'istruzione educativa poi consiste nel creare la moralità tramite l'esercizio intellettuale. Infine, l'impianto metodologico herbartiano, prevede una serie di dettagliate prescrizioni didattiche destinate agli insegnanti e ordinate intorno a 4 principi:

  • la chiarezza;
  • l'associazione;
  • l'ordine sistematico;
  • il metodo. 
L'insegnante deve rendere chiare e distinte le idee dell'allievo, per favorire l'ordine delle rappresentazioni mentali. La chiarezza dell'insegnamento si compie quando il programma è articolato sulla base di una sequenza di contenuti, graduata secondo l'età del fanciullo. La programmazione di lezioni concatenate è fondamentale per la riuscita dell'insegnamento. In seguito alla chiarezza l'insegnante deve favorire il processo di associazione ovvero di ampliamento del sapere dell'alunno, tramite esercizi. La fase seguente riguarda i processi di astrazione e di generalizzazione che consentono di arrivare al livello successivo di conoscenza, ossia il metodo. 

IL MUTUO INSEGNAMENTO 
Negli anni in cui Herbart elaborava la sua pedagogia, si diffuse il metodo del "mutuo insegnamento" predisposto per rispondere alla necessità di scuola espressa dai ceti popolari. Esso nasce da Andrew Bell e Joseph Lancaster che ebbero la stessa intuizione di avvalersi degli allievi già alfabetizzati per aiutare i principianti. Il bisogno di avere un metodo rapido ed economico di istruzione contribuì a diffondere l'impiego del metodo in tutta l'Inghilterra e di lì a poco anche in Europa. 
Nelle scuole mutue, l'insegnamento era limitato alla lettura, alla scrittura e al calcolo e per le bambine anche al cucito. Le lezioni erano impartite in un unico stanzone con dei grandi tavoli dove si raccoglievano piccoli gruppi guidati dai monitori, ovvero gli assistenti i quali imparavano dall'unico maestro che sovraintendeva. Nella classe vi erano grandi cartelloni con la rappresentazione dell'alfabeto e delle operazioni aritmetiche e i gruppi di allievi passavano da un cartellone all'altro in base al livello di preparazione. I promotori di questa educazione furono i liberali progressisti che ritenevano questo metodo efficace per combattere il diffuso analfabetismo e per migliorare le condizioni di vita dei ceti popolari. L'apprendimento si configurava come una specie di catena di montaggio tramite la quale si produceva un sapere semplice principalmente a base mnemonica. 

ARISTIDE GABELLI E LA "LEZIONE DI COSE"
Gabelli predispose una via intermedia tra il metodo di insegnamento herbartiano e quello empirico, mnemonico e retorico ancora praticato dalla maggioranza dei maestri italiani. Egli scrisse "il metodo d'insegnamento nelle scuole elementari d'Italia" che spiega le finalità e le metodologie della scuola elementare, obbligatoria per almeno 3 anni a cui però potevano accedere soltanto due bambini su tre. Il suo metodo svolgeva un'approfondita riflessione sulla natura della scuola elementare, sulle sue finalità e sui compiti dei maestri. Egli partì dalla domanda "a che cosa serve la scuola se dopo poco tempo le nozioni apprese vengono dimenticate?" a cui diede una risposta semplice: l'efficacia della scuola è proporzionata alla capacità dei maestri di essere aderenti alle esperienze infantili. Auspicava dunque ad un metodo intuitivo che produceva un individuo capace di pensare con la propria testa. Il maestro deve stare alla larga dall'istruzione parolaia e dogmatica, ovvero incentrata nell'assenza dei legami tra le "cose" e anche dall'eccesso di fantasia e dal solo impiego della memoria. Rispetto al metodo herbartiano, quello di Gabelli era più attento alla natura della psicologia infantile, infatti in Gabelli è presente una sensibilità pedagogica più attenta alle dinamiche infantili. 

PEDAGOGIA

p. 346 

1. La leva militare favorì l'unificazione e  l'istruzione dei giovani italiani perchè potevano entrare in contatto con giovani di regioni diverse e partecipare alla retorica patriottica. 

2. Le principali difficoltà furono l'arretratezza economica, la povertà delle popolazioni, gli squilibri territoriali nella distribuzione delle scuole, l'indifferenza dei genitori, l'ostilità del clero e i timori della classe dirigente. 

3. No, non sono sinonimi perchè per alfabetizzazione s'intende considerare la molteplicità dei processi con cui si impara a leggere, scrivere e far di conto, fenomeno che non si compie solo attraverso la scuola; per scolarizzazione invece s'intende in modo più specifico la frequenza della scuola. 

p.347 

1. Il modello educativo ottocentesco differisce da quello dei secoli precedenti perchè era legato alla frequenza obbligatoria ed era perlopiù gestita da personale laico. 

2. L'Italia settentrionale era caratterizzata da una maggiore alfabetizzazione, mentre al meridione le scuole erano meno diffuse e il tasso di analfabetismo era più elevato. 

3. La scolarizzazione femminile crebbe di più perchè quella femminile era più incisiva, nonostante la partenza da un punto più basso rispetto a quello maschile. 

p.351

1. Le scuole reggimentali sono le scuole per soldati. 

2. Furono intraprese le iniziative delle scuole serali e quelle festive. 

3. Si inizia ad avere la necessità di un'istruzione tecnica perchè tutto si basava su una visione laica dell'esistenza. 

4. I cattolici nell'istruzione popolare avviarono molte iniziative per contribuire allo sviluppo dell'alfabetizzazione. 

p. 353

1. La figura del maestro nel corso dell'ottocento divenne moderna, infatti si cominciò a costruire un gruppo di persone professionalmente dedicate all'insegnamento primario. 

2. L'insegnamento venne presto considerato più adatto alle donne perchè fu sempre presente la figura di maestra madre ed educatrice, ovvero colei che sembrava più adatta ad occuparsi dei bambini. 

3. Si registrarono: la tradizione coltivata da Pendola per i sordomuti, quella di di Netro per le malformazioni fisiche e quelle di Montesano e della Montessori sul piano psichico. 

4. I medici collaborarono con i maestri per favorire una corretta educazione igienica finalizzando a frenare la degenerazione fisica. 

SOCIOLOGIA

 P.449 1. Gli osservatori che studiavano gli effetti dei media sul pubblico avevano paura che i mass media avessero la capacità di manipolar...