domenica 27 dicembre 2020

PEDAGOGIA

LA LOTTA CONTRO L'IGNORANZA 
Nel secondo Ottocento, dopo l'unità d'Italia, vi era la necessità di dare vita ad una cittadinanza comune tra i cittadini. Le vie dell'alfabeto, ovvero la diffusione dell'istruzione e un forte sentimento patriottico, furono gli aspetti che consentivano di creare una popolazione più unita. Come la scuola, anche l'esercito consentiva di unificare i giovani italiani perché potevano entrare in contatto con giovani di regioni diverse e partecipare alla retorica patriottica. Ogni esperienza civile era ispirata alla sacralità della monarchia dato che il re era visto come il "padre" di tutti gli italiani e la regina come una madre. In circa mezzo secolo l'Italia cominciò ad allinearsi con i paesi europei più sviluppati e il modello della società alfabeta ebbe una forte  accelerazione. Il tasso di analfabetismo rimase comunque molto alto, infatti nel 1901 il 50% della popolazione era analfabeta. Saper leggere, scrivere e contare furono abilità sempre più associate all'evoluzione sociale, economica e civile e per questo lo stato impose i vincoli di obbligatorietà procedendo così alla scolarizzazione delle giovani generazioni. la lotta contro l'ignoranza si misurò con difficoltà di ogni genere (arretratezza economica, indifferenza dei genitori...) ma molte furono le risorse messe in campo, infatti per un evento di tale portata era importante che la società esprimesse un giudizio positivo. 


LA DIFFUSIONE DELLA SCUOLA 
La scolarizzazione divenne obbligatoria dal 1877 fino ai nove anni e dal 1904 fino ai dodici, e il modello d'istruzione ottocentesca era differente da quello dei secoli precedenti, infatti era legato alla frequenza obbligatoria ed era perlopiù gestita da personale laico.  La scuola elementare divenne un unico tipo di scuola che doveva soddisfare le esigenze di chi continuava gli studi e di chi la frequentava per pochi anni. Tramite la diffusione dell'istruzione lo stato liberale rafforzò la sua influenza sulla società dato che coloro che erano istruiti diventavano dei "buoni cittadini". Le ambizioni della legge Casati rimasero a lungo disattese, infatti il cammino verso la piena scolarizzazione infantile procedette lentamente. Uno degli aspetti più innovativi fu la scolarizzazione femminile, ma nonostante questo le donne disponevano di una capacità inferiore di leggere e scrivere rispetto ai loro coetanei maschi. 

L'EDUCAZIONE DEGLI ADULTI 
Tra ottocento e primo novecento si moltiplicarono le iniziative per la scolarizzazione di adulti analfabeti e vennero per questo istituite le scuole reggimentali, ovvero le scuole per soldati. Altri luoghi dell'educazione furono le scuole serali e festive le quali erano finanziate da comuni e privati che ritenevano l'istruzione importante anche per la formazione di un'opinione politica personale. Qualcosa di simile accadde anche in campo agricolo, infatti numerose forme di istruzione agraria furono predisposte nell'ambito dell'attività delle cattedre ambulanti di agricoltura con lo scopo di spiegare un'azione continua e salutare sui possedenti e sui campagnoli. Anche le scuole tecniche agrarie svilupparono un'intensa attività di informazione. Furono molto attive anche le società di mutuo soccorso, che avevano scopi previdenziali ma anche rivendicativi (come i sindacati oggi). Queste puntarono a stimolare nei ceti artigiani e operai una mentalità fondata su un rapporto stretto tra lavoro manuale e cognizioni tecniche e scientifiche, che poggiavano su una visione laica dell'esistenza. La connotazione areligiosa di molte iniziative, suscitarono l'allarme del mondo cattolico che però non si opposero all'idea di una nazione italiana, ma si impegnarono a difendere l'idea di un'Italia cattolica. 


LE NUOVE PROFESSIONI EDUCATIVE  
I cambiamenti dell'Italia alfabeta furono segnati anche da trasformazioni riguardanti le figure educative del campo dell'istruzione e dell'educazione e la principale fu la nascita della moderna figura del maestro elementare. Si cominciò a costruire infatti un gruppo di persone professionalmente dedicate all'insegnamento primario e anche la crescita delle insegnanti donne fu molto impetuosa e loro furono avvantaggiate dal fatto che la professione magistrale fu sempre meno attraente per gli uomini. La figura della maestra madre ed educatricefu sempre presente dato che la donna sembrava più adatta ad occuparsi dei bambini. La professione di maestra fu inoltre una delle prime possibilità delle donne per essere indipendenti ed autonome consentendo loro di emanciparsi socialmente. Una figura particolare fu quella della suora-maestra che unì la vocazione religiosa con quella educativa. La maggior parte degli asili del secondo ottocento erano gestiti da religiose appartenenti a congregazioni religiose. Altra inedita figura fu quella dell'insegnate di ginnastica, il quale dal 1878 venne inserito all'interno della scuola e non più solo nelle società di ginnastica. Si stabilizzò anche la figura di educatore per soggetti disabili, di cui ricordiamo Pendola, di Netro, Pini, Montesano e la Montessori. Anche il medicodivenne una figura simbolica di mediazione tra ceti dirigenti e strati popolari e nello sforzo di popolarizzazione di cultura medico igienica si incrociano i destini dei medici e dei maestri. La scienza medica venne così volgarizzata attraverso la pratica igienica che è associata ad un quadro di valori condotti al rispetto delle norme igieniche. 

PEDAGOGIA

DIVERSE INFANZIE A CONFRONTO
Dall'inizio del XIX secolo, l'interesse per l'infanzia riflette un'attenzione per il bambino e la sua educazione, molto più complessa. Attraverso Rousseau, Richter, e Pestalozzi, si scopre un'età da crescere attraverso la dimensione affettiva e da correggere amorevolmente. Allo stesso tempo però i tassi di mortalità infantile continuarono ad essere molto alti, ed erano incrementati anche il fenomeno dell'accattonaggio e del vagabondaggio. In seguito anche alla nascita del lavoro femminile extra casalingo, comparvero in varie parti d'Europa, molte iniziative educative e assistenziali. L'infanzia era vista infatti come età da proteggere tramite la moltiplicazione delle scuole infantili. 

FERRANTE APORTI E L'EDUCAZIONE INFANTILE 
Le prime iniziative scolastiche destinate all'infanzia furono avviate in Inghilterra e Francia. Nel 1816 Robert Owen aprì una classe in cui si insegnavano i rudimenti del sapere: storia naturale, geografia, marce ritmate, danze e canti. Il suo esempio fu seguito anche a Londra dove le scuole disponevano di un cortile per giochi ed esercizi fisici, ai bambini piccoli insegnavano l'alfabeto sotto forma di gioco e ai grandi davano lezioni di scrittura e di calcolo. Il programma di queste scuole fu raccolto da Samuel Wilderspin in un manuale che venne tradotto in diverse lingue. Anche a Parigi si registrarono delle iniziative con le indicazioni più adatte all'infanzia e così in tutta Europa vi era una forte attenzione verso la prima età. 

Il principale artefice italiano della pedagogia infantile fu Ferrante Aporti, il quale ripose molte speranze nella formazione precoce dei bambini piccoli. Dal suo punto di vista, molte delle difficoltà incontrate nelle classi elementari erano causate dalla mancanza di un'adeguata preparazione prescolastica o dalle cattive abitudini acquisite in famiglia. In seguito alla lettura del manuale di Wilderspin, decise di creare un'anticipazione della scuola elementare, destinata ai bambini tra i due anni e mezzo e i sei anni. Egli attribuì forte importanza all'insegnamento religioso posto alla base dell'educazione morale e alla valorizzazione del "forte spirito imitativo" dei bambini a quali vanno presentati modelli esemplari. Aporti fu molto attento all'impiego appropriato della lingua e insistette con forza sulla pulizia e sulla cura del corpo, degli abiti e dell'alimentazione sana. La proposta di un'apposita istituzione educativa per l'infanzia a quel tempo era fortemente innovativa e infatti il modello di Aporti si diffuse ben presto. 


FRIEDRICH FROEBEL E I GIARDINI D'INFANZIA
Secondo Froebel il bambino non era più solo da alfabetizzare e custodire, ma ad esso si riconosceva anche il diritto di giocare e di apprendere attraverso il gioco. Dopo aver trascorso un periodo accanto a Pestalozzi come assistente, aprì nel 1817 la sua prima scuola. Nel 1840 diede all'suo istituto il nome di Kindergarten, ovvero giardino d'infanzia per rimarcare la differenza rispetto alle altre scuole del tempo. Egli stampò anche un saggio nel quale esaltò l'opera educativa della donna e l'amore per i bambini, sostenuto dalla conoscenza e dal rispetto delle leggi della crescita naturale. Secondo Froebel lo scopo dell'educazione è la conoscenza della natura nella molteplicità delle sue forme e delle sue configurazioni. L'educazione quindi deve essere un sostegno per l'autorealizzazione personale e deve sperimentare il senso divino nella realtà della natura. Lo studioso fa riferimento all'educazione naturale di Rousseau e su questa basa la sua proposta di educazione infantile nei termini di un "giardino". 

Il gioco fu concepito da Froebel come il baricentro dell'educazione infantile e viene visto come uno strumento per favorire l'espressione in maniera creativa. Su questa base si sviluppò anche l'idea dei "doni" ovvero di giocattoli dotati di un potere simbolico in grado di far intuire al bambino le leggi che governano il mondo. Il primo dono era rappresentato da una palla elastica alla quale venivano associate delle specifiche attività pratiche. Padroneggiando la palla il bambino familiarizzava con le proprietà fondamentali dei corpi. Il secondo dono consisteva in una sfera e in un cubo di legnoe tramite questi oggetti si dimostrava al bambino l'armonia che governa ciò che apparentemente è contrario: la stabilità e l'instabilità. Il terzo era costituito da un cubo diviso in 8 piccoli cubi e il quarto in un altro cubo distribuito in tavolette di spessore e lunghezza diverse e questi avevano il compito di fare "vedere dentro" al bambino e di manipolare oggetti grandi e piccoli. 

Il suo progetto di educazione infantile sembrava troppo innovativo, infatti soltanto qualche anno dopo i kindergarten conobbero migliore fortuna e si diffusero in tutta Europa e negli Stati Uniti. 

LE INIZIATIVE PER I "GIOVANI POVERI ABBANDONATI"
Molte attenzioni furono riservate anche ai fanciulli soli e abbandonati, vagabondi, senza famiglia e in cerca di fortuna, solitamente in cerca di un lavoro. Masse di ragazzi si trasferivano dalla campagna alla città in cerca di un lavoro e sempre più frequenti però erano i furti, le risse, la prostituzione e la richiesta di elemosina. In campo religioso nacquero scuole, asili, orfanotrofi e in campo laico ebbero molto successo le iniziative avviate dai gruppi mazziniani, quelle intraprese dalla massoneria attraverso le società laiche di mutuo soccorso e le leghe per l'insegnamento e l'educazione. Il mondo cattolico era spinto da zelo pastorale: lo scopo era la salvezza dell'anima ed era concepita come un tutt'uno con la formazione del buon cittadino. Il punto di vista educativo degli animatori delle esperienze laiche invece puntava sulla valorizzazione delle potenzialità dell'individuo e sul suo desiderio di riuscita e successo. 

Le pratiche educative erano predisposte in modo pratico così da rispondere alle esigenze dei ragazzi: assistenza materiale, ospitalità, istruzione e avviamento al lavoro. L'idea che era meglio educare al bene piuttosto che reprimere al momento dell'errore, si traduceva in un'autorità esercitata talvolta in modo rude e nel prevalere dell'interesse generale su quello personale. 

PEDAGOGIA

L'EDUCAZIONE E LA MODERNITA' BORGHESE  
Durante il XIX secolo maturò il complesso processo che portò alla nascita della società alfabeta, ovvero una società in cui viene ritenuta indispensabile la padronanza dei fondamentali elementi del sapere: leggere, scrivere e far di conto. L'espressione "modernità" cominciò ad essere impiegata per sottolineare valori come la superiorità della civiltà industriale, la fiducia nel progresso, il principio della libera concorrenza, la visione laica dell'esistenza e il valore della razionalità. Bisognava dare vita ad una società nuova i cui valori erano totalmente deposti nelle mani degli uomini. Il mondo dell'educazione fu presto coinvolto nella realizzazione della nuova società. I sostenitori della modernità credevano che tramite la generalizzazione della scuola i bambini sarebbero diventati degli adulti all'altezza dei tempi, quindi il  modello di vita borghese era considerato come un esempio che doveva essere esteso anche ai ceti poveri. Vi era quindi una forte fiducia nell'educazione
LA QUESTIONE DEL METODO: JOHANN FRIEDRICH HERBART
Herbart può essere considerato come il primo pedagogista nel senso moderno dell'espressione. Egli era ispirato dalla lettura di Kant, Pestalozzi e dalla sua personale esperienza come precettore in svizzera, presso la famiglia von Steiger. Egli concepiva la pedagogia come un sapere dotato di una propria specificità, che fa riferimento sia alla filosofia morale sia alla psicologia. Ritiene che il fine dell'educazione sia la moralità personale che consiste nella formazione del carattere e nel conseguimento della vitrù (evidente riferimento a Kant); per quanto riguarda la psicologia invece, considerava la conoscenza umana come un processo che regola il flusso continuo di rappresentazioni che possono varcare o meno la soglia della coscienza con maggiore o minore chiarezza/distinzione. Il corretto processo di apprendimento intellettuale e morale, consiste nella promozione ben concatenata e graduale di rappresentazioni che devono trasferire nel soggetto conoscenza e moralità. Questo processo è designato da Herbart con l'espressione "istruzione educativa". 

Il suo metodo educativo consta di un impianto generale e di una didattica specifica. Per quanto riguarda il primo punto, egli individua 3 condizioni operative:

  • il governo; 
  • la disciplina o cultura morale;
  • l'istruzione.

Il punto di partenza è un ambiente ben organizzato in cui i fanciulli sono sempre occupati e assistiti sia sul piano intellettuale che su quello fisico, venendo corretti quando sbagliano in modo da far capire loro che esiste un'autorità che li sovrasta, la quale deve farsi però più amare che temere. In secondo luogo bisogna dare un ordine etico, tramite l'impiego ben moderato di premi e castighi. L'istruzione educativa poi consiste nel creare la moralità tramite l'esercizio intellettuale. Infine, l'impianto metodologico herbartiano, prevede una serie di dettagliate prescrizioni didattiche destinate agli insegnanti e ordinate intorno a 4 principi:

  • la chiarezza;
  • l'associazione;
  • l'ordine sistematico;
  • il metodo. 
L'insegnante deve rendere chiare e distinte le idee dell'allievo, per favorire l'ordine delle rappresentazioni mentali. La chiarezza dell'insegnamento si compie quando il programma è articolato sulla base di una sequenza di contenuti, graduata secondo l'età del fanciullo. La programmazione di lezioni concatenate è fondamentale per la riuscita dell'insegnamento. In seguito alla chiarezza l'insegnante deve favorire il processo di associazione ovvero di ampliamento del sapere dell'alunno, tramite esercizi. La fase seguente riguarda i processi di astrazione e di generalizzazione che consentono di arrivare al livello successivo di conoscenza, ossia il metodo. 

IL MUTUO INSEGNAMENTO 
Negli anni in cui Herbart elaborava la sua pedagogia, si diffuse il metodo del "mutuo insegnamento" predisposto per rispondere alla necessità di scuola espressa dai ceti popolari. Esso nasce da Andrew Bell e Joseph Lancaster che ebbero la stessa intuizione di avvalersi degli allievi già alfabetizzati per aiutare i principianti. Il bisogno di avere un metodo rapido ed economico di istruzione contribuì a diffondere l'impiego del metodo in tutta l'Inghilterra e di lì a poco anche in Europa. 
Nelle scuole mutue, l'insegnamento era limitato alla lettura, alla scrittura e al calcolo e per le bambine anche al cucito. Le lezioni erano impartite in un unico stanzone con dei grandi tavoli dove si raccoglievano piccoli gruppi guidati dai monitori, ovvero gli assistenti i quali imparavano dall'unico maestro che sovraintendeva. Nella classe vi erano grandi cartelloni con la rappresentazione dell'alfabeto e delle operazioni aritmetiche e i gruppi di allievi passavano da un cartellone all'altro in base al livello di preparazione. I promotori di questa educazione furono i liberali progressisti che ritenevano questo metodo efficace per combattere il diffuso analfabetismo e per migliorare le condizioni di vita dei ceti popolari. L'apprendimento si configurava come una specie di catena di montaggio tramite la quale si produceva un sapere semplice principalmente a base mnemonica. 

ARISTIDE GABELLI E LA "LEZIONE DI COSE"
Gabelli predispose una via intermedia tra il metodo di insegnamento herbartiano e quello empirico, mnemonico e retorico ancora praticato dalla maggioranza dei maestri italiani. Egli scrisse "il metodo d'insegnamento nelle scuole elementari d'Italia" che spiega le finalità e le metodologie della scuola elementare, obbligatoria per almeno 3 anni a cui però potevano accedere soltanto due bambini su tre. Il suo metodo svolgeva un'approfondita riflessione sulla natura della scuola elementare, sulle sue finalità e sui compiti dei maestri. Egli partì dalla domanda "a che cosa serve la scuola se dopo poco tempo le nozioni apprese vengono dimenticate?" a cui diede una risposta semplice: l'efficacia della scuola è proporzionata alla capacità dei maestri di essere aderenti alle esperienze infantili. Auspicava dunque ad un metodo intuitivo che produceva un individuo capace di pensare con la propria testa. Il maestro deve stare alla larga dall'istruzione parolaia e dogmatica, ovvero incentrata nell'assenza dei legami tra le "cose" e anche dall'eccesso di fantasia e dal solo impiego della memoria. Rispetto al metodo herbartiano, quello di Gabelli era più attento alla natura della psicologia infantile, infatti in Gabelli è presente una sensibilità pedagogica più attenta alle dinamiche infantili. 

PEDAGOGIA

p. 346 

1. La leva militare favorì l'unificazione e  l'istruzione dei giovani italiani perchè potevano entrare in contatto con giovani di regioni diverse e partecipare alla retorica patriottica. 

2. Le principali difficoltà furono l'arretratezza economica, la povertà delle popolazioni, gli squilibri territoriali nella distribuzione delle scuole, l'indifferenza dei genitori, l'ostilità del clero e i timori della classe dirigente. 

3. No, non sono sinonimi perchè per alfabetizzazione s'intende considerare la molteplicità dei processi con cui si impara a leggere, scrivere e far di conto, fenomeno che non si compie solo attraverso la scuola; per scolarizzazione invece s'intende in modo più specifico la frequenza della scuola. 

p.347 

1. Il modello educativo ottocentesco differisce da quello dei secoli precedenti perchè era legato alla frequenza obbligatoria ed era perlopiù gestita da personale laico. 

2. L'Italia settentrionale era caratterizzata da una maggiore alfabetizzazione, mentre al meridione le scuole erano meno diffuse e il tasso di analfabetismo era più elevato. 

3. La scolarizzazione femminile crebbe di più perchè quella femminile era più incisiva, nonostante la partenza da un punto più basso rispetto a quello maschile. 

p.351

1. Le scuole reggimentali sono le scuole per soldati. 

2. Furono intraprese le iniziative delle scuole serali e quelle festive. 

3. Si inizia ad avere la necessità di un'istruzione tecnica perchè tutto si basava su una visione laica dell'esistenza. 

4. I cattolici nell'istruzione popolare avviarono molte iniziative per contribuire allo sviluppo dell'alfabetizzazione. 

p. 353

1. La figura del maestro nel corso dell'ottocento divenne moderna, infatti si cominciò a costruire un gruppo di persone professionalmente dedicate all'insegnamento primario. 

2. L'insegnamento venne presto considerato più adatto alle donne perchè fu sempre presente la figura di maestra madre ed educatrice, ovvero colei che sembrava più adatta ad occuparsi dei bambini. 

3. Si registrarono: la tradizione coltivata da Pendola per i sordomuti, quella di di Netro per le malformazioni fisiche e quelle di Montesano e della Montessori sul piano psichico. 

4. I medici collaborarono con i maestri per favorire una corretta educazione igienica finalizzando a frenare la degenerazione fisica. 

domenica 29 novembre 2020

SOCIOLOGIA

 LA SOCIETÀ POSTMODERNA

L'evoluzione più recente della società industriale ha portato cambiamenti portandola ad essere chiamata società post-moderna. Il primo a parlare di essa fu Jean-François Lyotard, Per descrivere la condizione della cultura contemporanea. Egli sostiene che ciò che caratterizza fondamentalmente l'epoca post-moderna e la fine delle grandi narrazioni. Nel corso della storia tutte le società si sono basate su grandi interpretazioni del mondo che hanno cercato di mettere ordine nella realtà e spiegare in maniera organica e unitaria il senso delle cose. La fine delle grandi narrazioni significa che questi grandiosi racconti universali non hanno più presa sulle persone, che non vi cercano più la ragione di ciò che accade né vi si rivolgono per capire come agire. Scompare la visione ottimistica della storia, del progresso e della scienza che dall' illuminismo in poi aveva caratterizzato la società occidentale moderna. Per fare la cultura post moderna e fondamentalmente anti utopica, cioè priva di grandi ideali e pervasa da un profondo scetticismo non solo verso i miti dell'età moderna ma anche verso le sue potenti ideologie politiche, come liberalismo e marxismo. 

 

IL DIBATTITO SUL POSTMODERNO

Il termine post-moderno ha sollevato molti dibattiti in quanto volevano riguardare l'opportunità o meno di etichettare come nuova l'attuale fase storica e culturale. A questo riguardo si possono sinteticamente tratteggiare due posizioni, una contraria è una favorevole all'utilizzo del termine virgola che riflettono un diverso modo di interpretare i cambiamenti in atto. Coloro come Jürgen Habermas, Rifiutano il termine post-moderno perché sembra una dichiarazione di fallimento della modernità. Per Habermas lui la modernità si identifica con il progetto illuministico di emancipazione dalle autorità ed alle tradizioni del passato; allo stato attuale tale progetto appare ancora incompiuto ma non definitivamente fallito, come sostengono invece teorici del post-moderno. 

Sulla stessa linea interpretativa si pone Anthony Giddens, che considera le trasformazioni sociali in atto non un radicale cambiamento Rispetto al passato quanto, piuttosto, una sua radicalizzazione. In altre parole, le tendenze contemporanee non sono correttamente rappresentate da un termine che pone l'accento sul superamento della modernità, ma, al contrario, vanno indicate attraverso un’espressione che ne accentui la continuità con il passato. Gli propone quindi di parlare di tarda modernità. All'estremo opposto vi sono coloro che accettano il termine post-moderno e lo considerano adatto per la descrivere la cultura contemporanea virgola di cui sottolineano la frammentazione, la molteplicità di riferimenti alternative con contraddittori, il dissolvimento di valori un tempo ritenuti universali quali la verità, la nazione o la religione. Queste trasformazioni, come sottolinea Zygomunt Bauman, Influiscono profondamente sui processi identitari e sui percorsi esistenziali dei singoli attori sociali, con una forte ricaduta anche sul versante dell'etica e della morale virgola in cui prevalgono orientamento di tipo relativistico. 

 

LE CARATTERISTICHE DELLA POSTMODERNITÀ

Esiste una certa convergenza sugli “indicatori” più significativi del mutamento culturale contemporaneo. Possiamo individuare quattro caratteristiche fondamentali della postmodernità:

  • La centralità del sistema d’informazione e comunicazione. Lo sviluppo dell’informatica e delle tecnologie dell’informazione, negli ultimi decenni ha fatto si che la produzione di dati e la diffusione d’informazione acquisissero crescente importanza
  • La società contemporanea è anche chiamata società della conoscenza.
  • La tendenza alla globalizzazione e, simultaneamente, alla frammentazione.
  • L’accettazione delle diversità.
  • Un diffuso clima di incertezza.

LA SOCIETÀ POSTINDUSTRIALE

Anche l'evoluzione più recente delle società occidentali ha avuto impatti particolari sulle trasformazioni nel mondo del lavoro. Tuttavia, le trasformazioni più recenti hanno interessato non tanto l'organizzazione del lavoro industriale quanto la distribuzione dell'occupazione fra i diversi settori di attività. Ciò a cui si assiste oggi è una graduale ma costante riduzione  dell'incidenza che il lavoro in fabbrica ha nel panorama generale della società. In proporzione, rispetto agli operai aumentano sempre di più coloro che lavorano negli uffici, nelle attività di commercio o come liberi professionisti. 
Ultimamente, si registra in tutti i Paesi industrializzati un continuo espandersi del settore terziario a discapito dell'industria e dell'agricoltura, andamento che viene definito "terziarizzazione dell'economia".
Il settore primario e terziario hanno raggiunto un livello produttivo molto elevato in presenza di una contemporanea riduzione del numero degli occupati. Una delle conseguenze è che aumenta la quantità di lavoratori che trova impiego nel settore terziario, dove l'innovazione tecnologica crea nuove professioni e quindi nuove opportunità. Questo è il motivo per cui le società occidentali odierne vengono spesso definite anche società postindustriali, cioè società nelle quali il processo di industrializzazione è giunto al termine e ha lasciato posto a quello di terziarizzazione. il settore terziario è costituito da profili professionali multiformi: il termine "servizi" fa riferimento a una realtà lavorativa omogenea, composta da un insieme di occupazioni diversissime, che possono presentate di occupazioni diversissime, che possono presentare sia un alto livello di specializzazione ha portato maggiore benessere.
Ai lavoratori, ora viene richiesto un atteggiamento flessibile verso l'attività lavorativa. Durante questi decenni si è verificata una progressiva sostituzione delle forme di lavoro stabili con forme precarie, giuridicamente ambigue, poco protette sul piano previdenziale. L'insieme di queste nuove forme di attività economica basate sulla condivisione di beni e servizi è chiamato sharing economy o economia collaborativa. Questi fenomeni promuovono forme di collaborazione e cooperazione tra gli attori sociali e per queste pratiche è fondamentale il supporto della tecnologia digitale. 

LE RELAZIONI DI GENERE NELLA SOCIETA' POSTMODERNA 
I profondi cambiamenti che hanno coinvolto la struttura e l'organizzazione della famiglia spingono anche verso una maggiore individualizzazione dei ruoli sessuali al suo interno. L'aspetto più evidente è la crisi dei ruoli tradizionali ovvero il progressivo venir meno della rigida distinzione dei comportamenti secondo genere. Spesso questo si traduce come una fonte di disagio per la coppia e causa di instabilità famigliare. A tutto questo si accompagna però una più ampia condivisione famigliare delle scelte e delle responsabilità, sia affettive che educative e economiche. L'emergere della soggettività  femminile ha dato avvio ad un ripensamento dei modelli identitari maschili, infatti alcuni stereotipi dell'immaginario condiviso cominciano ad essere eliminati. 

I CONSUMI NELLA SOCIETÀ POSTMODERNA 

Nella società postmoderna il consumo è divenuto una delle attività prevalenti nella vita quotidiana. Per "consumo" si intendono due cose: l'acquisto di un bene o servizio oppure l'uso di esso. Dal secondo dopoguerra si è verificata una progressiva estensione della capacità di consumo a strati sempre più ampi della popolazione. Il sistema industriale può essere descritto come una spirale che gli studiosi chiamano sviluppo o crescita dell'economia. 
Se alle origini della società industriale il consumo riguardava gruppi limitati di persone, nel corso del novecento si è rapidamente diffuso a gruppi più ampi di persone collocati su tutti gli strati sociali. Si è inoltre moltiplicata l'offerta dei prodotti, e dopo la nascita della pubblicità nacque il consumismo, ovvero la tendenza a comprare molte più cose di quelle effettivamente necessarie. 
Le caratteristiche della società postmoderna si manifestano nel  consumismo: 
  • Marche, brand, etichette che consentono ai consumatori di esercitare le loro preferenze, sono uno strumento di comunicazione attraverso cui le aziende raccontano l'identità di ciò che vendono;
  • Molte aziende  propongono a consumatori appartenenti a società e culture molto diverse le stesse immagini di stili di vita globalizzati, ma allo stesso tempo i marchi globali sono spesso usati per costruire identità locali e frammentate
  • Se le persone tramite ciò che acquistano raccontano agli altri qualcosa di sè, i marchi rendono disponibili prodotti che consentono di adottare e incorporare stili di vita differenti, rendendo tali racconti compatibili con identità mutevoli
  • A causa della diversità e della mutevolezza, il consumo alimenta un forte senso di incertezza. 




martedì 24 novembre 2020

PEDAGOGIA

PAG. 295
1.Le motivazioni alla base del nuovo sentimento dell’infanzia sono diverse: alcune nascono dall’ideale della cultura romantica, cioè corrggere con amore e far crescere la capacità di vedere il mondo attraverso l’ingenuità e il sentimento dei bambini, altre nascono dagli studi di medicina che pongono l’attenzione anche sulle condizioni igieniche ed infine alcune nascono dal cercare di risolvere i problemi sociali legati alla povertà.
2.La vita dei bambini dei ceti popolari agli inizi del XIX secolo era al limite della sopravvivenza, cresce l’incremento di fenomeni come accattonaggio e vagabondaggio infantili ed è numeroso il numero di abbandono dei figli a causa dell’estrema povertà delle famigliE
3.La nascita della città industriale genera il fenomeno del lavoro femminile extracasalingo ed anche l’ingresso precoce dei bambini nel lavoro delle fabbriche.


PAG. 298

1.Robert Owen era un industriale e filantropo che aprì una classe per i più piccoli nella sua manifattura modello di New Lanark, in Scozia. Dove si insegnavano i rudimenti del sapere, un po’ di storia naturale e di geografia, intervallati da marce ritmate, danze e canti.

2.In Francia si registrarono le iniziative di Madame de Pastoret, del barone Joseph Marie de Gèrando, di Madame Émilie Mallet e di Jean Marie Denys Cochin, autore di uno dei primi testi organici di pedagogia infantile con l’indicazione delle attività più adatte all’infanzia.

3.Gli aspetti che caratterizzavano l’esperienza educativa di Aporti sono il rivolgersi a bambini in età prescolastica mirando allo sviluppo intellettuale, morale e fisico. Erano importanti l’insegnamento religioso per le basi dell’educazione morale, la valorizzazione del forte spirito imitativo, l’importanza dell’esercizio fisico come un gioco, l’attenzione all’uso appropriato della lingua, la pulizia e la cura del corpo, del vestiario e l’alimentazione sana. Inoltre nelle scuole aportiane non erano ammesse le punizioni.

4. L’iniziale successo dell’aportismo era dovuto alla proposta innovativa di un’apposita istituzione educativa per l’infanzia.


PAG. 302

1.Le riflessioni pedagogiche che portarono Fröbel all’idea del giardino sono fondamentalmente quelle sostenute da Rousseau, quindi un’educazione naturale che vedeva i bambini come giovani piante o piccoli animali a cui bisogna dare 

2.Fröbel riprese da Rousseau la concezione del bambino e della natura, mentre da Pestalozzi riprende in parte la sua elaborazione pedagogica.

3.I doni erano dei giocattoli dotati del potere simbolico di far intuire al bambino le leggi che regolano il mondo, ed erano pensati e utilizzati secondo una logica sequenziali e progressiva.

4.Il pensiero di Fröbel all’inizio ebbe una scarsa fortuna perché il suo progetto di educazione infantile sembrava troppo innovativo.


PAG. 304

1.La città era caratterizzata da problemi di ordine pubblico a causa della sovrappopolazione giovanile. 

2.Furono create iniziative in campo religioso e in campo laico.

3.La cultura educativa dei cattolici era caratterizzata dall’obiettivo di salvare le anime e quindi gli esercizi pratici per imparare un mestiere e i compiti scolastici si intrecciavano con le pratiche religiose, ma la fede religiosa restava il fondamento della vita civile.

4.Gli obiettivi dei laici erano la valorizzazione della potenzialità individuale e una società deconfessionalizzata.

domenica 22 novembre 2020

SOCIOLOGIA

P.313 

1. L'epoca postmoderna è caratterizzata dalla fine delle grandi narrazioni poiché i racconti di universali, come la Bibbia, i poemi omerici, o la filosofia di Karl Marx, non hanno più potere sulle persone, che non si rivolgono più ad essi per capire come agire. 

2. Intorno all'uso del termine "postmoderno" si è sviluppato il dibattito di Habermas, il  quale rifiuta il termine e lo dichiara come una dichiarazione di fallimento della modernità. 

3. Le caratteristiche fondamentali della post-modernità sono: la centralità del sistema d'informazione e comunicazione, la tendenza alla globalizzazione e alla frammentazione, l'accettazione delle diversità e un diffuso clima di incertezza. 

P.317 

1. Il fenomeno che caratterizza il mondo del lavoro nei paesi occidentali è la terziarizzazione dell'economia. 

2. Il numero di occupati dei settori primario e secondario è diminuito perchè grazie alle innovazioni tecnologiche hanno raggiunto un livello produttivo molto elevato, senza il bisogno di nuovi occupati. 

3. La flessibilizzazione del lavoro ha portato alla riduzione di certe spese per le imprese, ma al contempo ha portato ad esperienze di lavoro precario, situazioni di lavoro autonomo che però causano una mancanza di sicurezza ed un futuro molto incerto. 

4. La sharing economy è l'economia collaborativa, o economia della condivisione ed ha un rapporto fondamentale con le nuove tecnologie perchè proprio la tecnologia digitale è un supporto per queste pratiche sociali. 


p.319

1. Le conseguenze della crisi dei ruoli famigliari sono l'instabilità famigliare, una riduzione del numero dei compiti o comportamenti ritenuti maschili o femminili e una maggiore contrattazione della distribuzione dei ruoli famigliari. 

2. Le questioni di genere si sono evolute tramite le lotte e le riflessioni sula femminilità che hanno consentito il raggiungimento di livelli più elevati di istruzione, maggiore autonomia economica, famigliare e sociale. 

3. Gli studi sulla condizione maschile hanno evidenziato come gli uomini abbiano dovuto rinunciare ad una parte della loro identità, per esempio ad avere un rapporto profondo con sè e con gli altri, delegando questa attitudine alle figure femminili, come se tutto l'ambito delle relazioni sociali fosse di pertinenza solamente della donna. 

p.321

1. I consumi e la crescita dell'economia si legano perchè le industrie producono beni che devono essere venduti e consumati in modo che ci sia bisogno di produrre altri beni per sostituirli e tenere in movimento l'economia.

2. Con il termine consumismo si intende la tendenza a comprare molte più cose di quelle effettivamente necessarie. 

3. Possiamo affermare che oggi il consumismo interessa prodotti intangibili perchè la marca è ciò a cui i consumatori attribuiscono più importanza dato che attraverso di essa ritengono di poter affermare la propria appartenenza ad una determinata cerchia sociale. 

4. Le caratteristiche tipiche della postmodernità sono legate al consumismo perchè: i brand diventano uno strumento di comunicazione dato che tramite essi i consumatori esercitano le loro preferenze, le aziende propongono a società e culture diverse immagini e stili di vita globalizzati contribuendo però a creare identità locali e frammentate, i marchi consentono ai consumatori di creare delle identità mutevoli e infine perchè il consumo alimenta un  diffuso senso di incertezza. 


SOCIOLOGIA

 P.449 1. Gli osservatori che studiavano gli effetti dei media sul pubblico avevano paura che i mass media avessero la capacità di manipolar...